Visualizzazione post con etichetta europa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta europa. Mostra tutti i post

giovedì 5 giugno 2014

Euro: usciamo o no? Controversie e segreti verso il 25 maggio

di Davide Amerio
Ci siamo quasi. Mancano pochi giorni. L'atmosfera è calda, i leader si lanciano missili terra-aria: botte e risposte più che altro sulla credibilità. Poca -al solito- la sostanza.
La questione euro diventa oggetto di scontro con sapore calcistico -un copione già visto. Per alcuni esso rappresenta l'unica àncora di salvezza per l'Italia: non si può immaginare di farne a meno e di derogare agli accordi sottoscritti con l'UE pena l'apocalisse.
Altri, dopo aver partecipato a governi firmatari degli impegni assunti, oggi si presentano come anti-euro duri e puri, propongono uscite immediate e imbarcano economisti di pregio com'è il caso della Lega con Claudio Borghi. 


Europa: disastro degli economisti o della politica ?

di Davide Amerio

Mancano due settimane alle votazioni europee il mondo politico è in grande fibrillazione e i motivi sono molti e tutti importanti.
Le votazioni per l’assemblea elettiva di Bruxelles rappresentano, per l’Italia,  perlopiù un “poltronificio” dove si parcheggiano da anni politici trombati in attesa di nuova collocazione  o personaggi “scomodi” la cui libertà di pensiero non è consona alla filosofia del pensiero unico stabilito all’interno dei partiti o stona con le attività collaterali degli stessi come la corruzione, i finanziamenti occulti, il riciclaggio, il fiancheggiamento alle organizzazioni criminali e altre amenità delle quali è solita occuparsi la magistratura.

Negli ultimi giorni ne abbiamo avuto ulteriore ampio riscontro: un panorama desolante che copre le aree del centro, della destra e della sinistra dimostrando, ancora ce ne fosse bisogno, come queste definizioni abbiano perso da tempo il loro significato storico e politico.

giovedì 27 giugno 2013

Debito sovrano e morale

Negli ultimi giorni il profeta Beppe Grillo, tanto amato e tanto odiato in questa stagione politica, scrive sul suo blog un articolo nel quale, parlando di debito e di economia, usa la parola “default” per indicare il futuro prossimo (breve) del nostro paese. Nella Europa dei tecnocrati, default è una parolaccia non ammessa, una bestemmia tra le sacre mura della chiesa dell’alta finanza. Default significa insolvenza, vuol dire che i copiosi debiti sovrani contenuti nei bilanci delle banche dei paesi ricchi, non verranno saldati o saranno saldati solo in minima parte. Per scongiurare il fallimento dei paesi sono state imposte le rigide politiche di austerità che conosciamo e i trattati che mettono a rischio la sovranità degli stessi paesi.
Una domanda aleggia sulla questione dei debiti sovrani, molti economisti (e non) se la sono posta: il debito sovrano (perlomeno i debiti sovrani giganteschi di alcuni paesi) sono morali? Sono stati contratti con consapevolezza in favore dei cittadini oppure alle loro spalle senza che questi fossero a conoscenza delle conseguenze?
In alcuni paesi questo interrogativo è diventato il baluardo su cui è nato il riscatto economico e civile dopo profonde crisi economiche e sociali.